lunedì 30 dicembre 2013

Piccoli momenti semplicemente perfetti



Ho scritto queste parole una sera di fine estate 2012 e le ho ritrovate oggi. Me le regalo, ve le regalo.


 Piccoli momenti semplicemente perfetti
(Dedicato a tutte le persone che amo)

Ho corso per tutta la mia (breve) vita, inseguendo una felicità che sembrava non arrivare mai.
Ho corso a scuola, a lavoro, con le persone, non riuscivo mai ad essere quello che mi chiedevano di essere. O quello che credevano di vedere.
Ho indossato maschere per piacere alla società che mi circondava, che mi chiedeva di essere quella che non sono.
E con la maschera, la corsa era più difficile. Mi mancava il respiro.
Ho corso per arrivare prima, ma solo adesso ho capito che non ci sono mete.
Ho corso, sono inciampata molte volte, ma ogni volta che cadevo, mi leccavo le ferite, mi davo il tempo necessario per ricaricare le energie e mi rialzavo, ogni volta più forte di prima.
Ho anche camminato, al mio fianco, due splendidi genitori, una sorella, un uomo eccezionale e tanti amici e amiche che mi hanno accompagnato in tante avventure.
Ho detto sì all’uomo che amo.
Ho vissuto momenti di benessere, alternati a momenti di dolore, e alcuni momenti di gioia, brevi, intensi; attimi, istanti preziosi, ore perfette.
Ho viaggiato e visitato alcuni dei luoghi più belli del mondo.
Ho assaporato ogni singolo momento che mi regalavano i miei viaggi. Non mi sono mai sentita una turista, casomai un’attenta osservatrice pronta a cogliere la vera essenza del luogo stesso. E ogni volta che ritornavo, mi regalavo una nuova me.
Ho incontrato persone, tante persone: amici, conoscenti, sconosciuti. Ognuno si è presentato nella mia vita al momento giusto, anche quando a me non sembrava il momento giusto,  per insegnarmi qualcosa, per insegnarli qualcosa.
Ho imparato che nessun incontro avviene per caso. E le coincidenze sono i biglietti per continuare la caccia al tesoro.
Ho riposato, perché anche un guerriero a volte ha bisogno di riposarsi.
Ho cercato, non ho mai smesso di cercare, di scoprire, di capire, di comprendere perché nasciamo proprio su questa Terra. Perchè abbiamo questa forma, perché siamo divisi tra uomini e donne, perché qualcuno ha più fortuna di altri, e viceversa perché qualcuno invece viene tartassato continuamente, perché mangiamo, perché respiriamo, perché ci è dato di saper parlare e ragionare, perché moriamo…e più di ogni altra cosa…non ho mai smesso di  chiedermi quale sia la mia missione, il mio talento, il motivo del mio arrivo quaggiù sulla Terra.
Ho sempre saputo che non siamo solo esseri umani fatti di carne e ossa.
Ho sempre saputo che dentro di noi vive un’ anima luminosa che guida ogni nostro respiro.
Ho scoperto che quest’anima ha bisogno di essere lasciata libera di esprimersi attraverso di me.
Così, all’improvviso, la più evidente delle verità mi è apparsa davanti agli occhi.
Il viaggio non era fuori, in giro per il mondo, dove speravo di saziare la mia curiosità e nutrire la mia anima.
Il viaggio è dentro di me.
Ho fatto un passo alla volta.
Ho vissuto esperienze.
Ho imparato che la felicità è saper cogliere un attimo, un istante praticamente perfetto sotto ogni punto di vista.
Osservo il tramonto, le nuvole si tingono di rosa, il cielo assume tonalità che vanno dal celeste al viola, il sole piano piano si nasconde dentro il mare, e va a dare il buongiorno all’altra metà del cielo.
Ascolto il cinguettio degli uccellini. Rientrano nei loro nidi, fa buio.
Alzo gli occhi al cielo e vedo la prima stella della sera.
Rilasso il corpo e la mente, ascoltando un po’ di musica e lascio andare i pensieri a ricordi piacevoli.
Mi gusto un buon bicchiere di vino rosso e immagino di camminare tra i filari della vigna, che ci hanno dato questo splendido dono.
Curo le mie adorate piantine sul mio terrazzo.
Le guardo crescere giorno dopo giorno.
Osservo il fiore che si dischiude piano piano.
Lo annuso e mi domando come fa la Natura ad essere così incredibilmente perfetta?
E le cose perfette non vanno rovinate.
Le annaffio con amore.
Aspetto pazientemente che mi regalino tutta la loro bellezza.
Prendo la bicicletta e mi sento libera, come se volassi. Il vento tra i capelli, le gambe che si muovono veloci, l’energia che ti scorre dentro, e mi sento leggera.
Cucino un gustoso pranzetto, mescolando insieme nuovi sapori, dando vita a una ricetta che è solo mia, da condividere con chi amo.
Mi addormento tra le sue braccia.
Rimaniamo nel letto, semplicemente abbracciati. Ah, le coccole!….non vanno mai sottovalutate.
Penso a mia sorella, abita a Parigi, e la sento vicina con il cuore. La immagino correre veloce su per le scale del metrò, diretta al locale dove lavora, cammina lungo il Boulevard Saint Germain, incontra turisti distratti che consultano una guida, dalla boulangerie arriva il profumo delle baguettes appena sfornate, una signora acquista un piccolo bouquet al chiosco dei fiori sull’angolo, in lontananza rintoccano le campane di una delle tante chiese di Parigi. E’ quasi ora di entrare a lavoro, ma la vedo che si accende una sigaretta.  
Leggo un libro, divento tutt’uno con il protagonista, provo le sue emozioni, vivo per pochi istanti una nuova vita. La indosso, cerco di carpirne segreti che potrebbero poi riverlarsi utili anche per me.. e poi la rimetto via.
Guardo un film, vedo un luogo che ho visitato, il mio cuore ha un sussulto. Un piacevole ricordo.
Ascolto il mio respiro, in silenzio.
Lascio andare la mente, sono leggera come una piuma.
Piango lacrime di gioia, perché finalmente ho capito che la vita ti regala continuamente attimi di cui gioire.
Ho imparato che la vita è passione.
Nel bene e nel male.
Ho sempre pensato che volevo essere protagonista, non spettatrice.
Ho capito che senza sconfitte, non possiamo apprezzare le vittorie.
Ho capito che ogni mio singolo pensiero, ogni cosa che mi succede, è il riflesso di me in quel momento.
Ho capito che se do il meglio di me, ottengo il meglio da tutto.
Succederà che molti non comprendano.
Succederà che molti pensino che questi piccoli istanti di felicità siano banali.
La vera ricchezza non può restare a lungo nascosta all’occhio di un attento osservatore.
La vera ricchezza è sotto i nostri occhi, ogni giorno.
La vera ricchezza si cela dentro le piccole cose.


venerdì 27 dicembre 2013

E se un giorno ti viene voglia di scrivere..

E se.....ricominciassi a scrivere???.....direi che non sarebbe una cattiva idea!
Da qualche giorno sento nuovamente la necessità di scrivere, di raccontare, di condividere quello che mi passa nella testa in questo periodo della mia vita.
Tra poco tempo sarà un anno che abitiamo a Parigi. Ricomincerei proprio da qui.
L'ultimo post l'avevo scritto da quaggiù, arrivati da una settimana..e da lì in poi...più nulla!Perchè?Beh..ecco perchè vivere a Parigi non è proprio come vivere a Viareggio. E non penso ci sia bisogno di spiegazioni..
Ma vi deluciderò brevememte...i primi giorni ci siamo presi un pò di tempo per digerire il notevole cambiamento che avevamo apportato nelle nostre vite (lasciare le famiglie, gli amici, la tranquillità della stabilità - che è quella che ci ha fatto muovere - , riporre tutte le nostre cosine dentro scatoloni, traslocare, lasciare la nostra amata casina di via rosmini, tutti gli uccellini che venivano a trovarci la mattina, il mare, etc...), quindi si gironzolava per la città come semplici turisti, solo che alle sei del pomeriggio le energie ci abbandonavano completamente e ci voleva tutta a ricaricarsi. Passare da una città che conta 60.000 abitanti a una che ne ha circa 2.500.000 + i turisti..è stata una bella botta!Parlo sia a livello fisico (ma se ti riposi, riparti) che a livello energetico, perchè quando siamo ben carichi e trascorri il tuo tempo in mezzo a persone che non ne hanno per nulla, te la risucchiano..e quindi ecco spiegato perchè eravamo sfiniti. Magari vi chiederete perchè abbiamo deciso di partire e di incasinarci l'esistenza, che è una gran bella domanda (e spesso ancora oggi..non siamo proprio certi della risposta), bè in realtà volevamo dare una svolta, la nostra vita tranquilla era quasi perfetta, ma sentivamo la necessità di buttarci in una nuova avventura, per crescere, per mettersi alla prova, perchè abbiamo sempre desiderato fare un'esperienza all'estero, e per tanti altri motivi...
A volte la vita ci mette di fronte a delle scelte, e noi semplici esseri umani (che ancora non ci rendiamo conto di avere il potere effettivo che in realtà abbiamo) valutiamo e scegliamo in base ai condizionamenti imposti dalla società, ai nostri principi, ai nostri valori, ai nostri desideri,  ai nostri bisogni...ma non ci rendiamo conto che dietro di noi o forse dovrei dire dentro di noi, si muove anche qualcos'altro. E questo Qualcos'Altro ci aiuta, ci sostiene e ci accompagna verso le scelte che avranno poi su di noi un determinato impatto. Il fatto è che non ce ne rendiamo mai conto al primo colpo, e spesso ci accorgiamo solo dopo un'attenta riflessione che una certa situazione ha modificato, migliorato, cambiato, etcc. un'altra situazione. Quindi perchè Parigi?...boh..ci stiamo sempre lavorando. Intanto il primo insegnamento è arrivato proprio dopo pochi giorni che eravamo in città, infatti ci siamo accorti che uno dei motivi non palesi per cui eravamo partiti era che dovevamo fortificarci.  Ovvero dovevamo imparare a costruire uno scudo tra noi e la folla. A casa, nel caldo e confortevole nido in cui siamo cresciuti, circondati dagli affetti, nella nostra amata casina, eravamo al sicuro nessuno poteva attaccarci, ma non avremmo nemmeno potuto verificare la nostra forza..e quindi..voilà!La forza di cui parlo è quella di  resistere agli attacchi che arrivano dalla nostra società. Cercherò di spiegarmi meglio. Il cammino che abbiamo intrapreso io e mio marito da ormai qualche anno ci ha portato a "risvegliarci" e quindi abbiamo iniziato a rivalutare la nostra visione del mondo, della società, e di tutto quanto ci circonda. Abbiamo deciso di avere un atteggiamento più sereno, più positivo, più easy nei confronti della vita e di conseguenza abbiamo iniziato a eliminare dalle nostre vite  i conflitti, la rabbia, il rancore, la vendetta, il dramma e tutto quanto abbassa le nostre energie. Chi raggiunge questo livello ha intorno a sè un'energia molto forte e le persone che si incontrano sul proprio cammino possono avvertirla e può succedere che ne hanno altrettanta e la scambiano, oppure possono goderne per il tempo che siamo insieme oppure possono rubartela perchè non sono in grado di produrla e perciò cercano di succhiartela, stile vampiro. Quando siamo arrivati a Parigi, noi eravamo uno scrigno scintillante....ma purtroppo qui le persone sono un pò spente (non tutte, ma la maggior parte) e quindi abbiamo avuto delle perdite consistenti, che recuperavamo riposando. Il primo compito è stato quindi  realizzare lo scudo e ci ha impegnati non poco...tant'è che ancora oggi a volte, se siamo stanchi, siamo vulnerabili.

Ma riprendiamo il racconto. 
Dunque, dopo un paio di settimane (durante le quali eravamo già nella fase "tremendo pentimento") ho trovato lavoro in un bistrot-concept store italiano, dopo altre due settimane Daniele viene assunto nel medesimo posto..ma non mi dilungherò con la descrizione del posto o del lavoro..ma di quello che ci ha portato..e il quale verrà accompagnato dai sottoscritti fino alla chiusura definitiva nel mese di maggio. Vi dirò solo che questo posto ci chiamava da diversi mesi, nel senso che ne abbiamo sentito parlare la prima volta ad agosto 2012, poi abbiamo letto un articolo che ne parlava su una rivista a settembre, stesso anno,  e a quel punto due coincidenze erano già troppe e abbiamo deciso di inviare il curriculum per sapere se avevano bisogno di personale. La risposta è stata negativa e quindi abbiamo lasciato perdere. Una settimana dopo che eravamo a Parigi, decidiamo di mettere un annuncio di ricerca lavoro su un portale che connette gli italiani all'estero, ma senza troppe aspettative. Veniamo contattati per alcuni colloqui, tra questi ritorna il bistrot,  cercano personale e ci invitano a presentarci, gli vado a genio, prova di lavoro e il lavoro è mio. Gli altri colloqui non danno esiti, il posto ci ha scelto. Erano mesi che ci diceva che ci saremmo incontrati, e così è stato. Un'altra strana coincidenza sarà poi ritrovare in un mio quaderno la descrizione di un caffè letterario che avevo immaginato come mio, la quale descrizione rispecchiava il posto in cui eravamo stati accompagnati dalla vita, a Parigi. Mai sottovalutare le coincidenze..di cui vi parlerò poi in un altro post.

Per quanto riguardava il lavoro eravamo sistemati. Fortunatamente eravamo in coppia e in più avevamo due punti di riferimento in mia sorella Chiara e Antonio, il suo fidanzato (e poi a un certo punto della storia i ruoli si invertiranno..ma questa è un'altra storia!). Il futuro ci rivelerà che anche in questo frangente noi non eravamo a Parigi solo per esperienza personale e individuale, ma anche per divulgare quanto appreso e aiutare il nostro prossimo. Ed ecco la seconda importante lezione: inutile imparare se poi non si insegna, che poi sarebbe anche lo scopo del blog.. e oltretutto insegnando si cresce e si aumentano le capacità percettive, cognitive, riflessive..etcc..ma essere "maestri" (ed è veramente un parolone..non ci consideriamo tali..ma è giusto per farci capire!) è tutt'altro che facile, molte volte siamo riusciti a completare il compito in maniera eccellente ma è difficile poi trasmettere e spiegare quello che si è appreso ad altri, ma anche questo fa parte del gioco!
Quindi ecco che piano piano sono iniziati ad arrivare i"prossimi", nuove persone nella nostra vita: la prima che ho incontrato fuori casa (dopo il capo, Caterina) è stata la mia collega di lavoro, Rina, con la quale è stata "amicizia a prima vista"; pochi giorni dopo, Daniele incontra il compagno di Rina, Fabio, ed ecco che di punto in bianco non eravamo più "soli" e la cerchia si era allargata!La loro presenza nella nostra vita è stata significativa sotto tantissimi punti di vista, interessi in comune, piacevoli chiaccherate su svariati argomenti, tante risate, sostegno nei momenti difficili, etc etc. E dopo di loro è arrivata Laura, Vittorio...e tanti altri che hanno arricchito le nostre vite e le nostre giornate aiutandoci, anche reciprocamente,  ad inserirci meglio in una società così diversa da quella italiana e ad affrontare le piccole sfide di ogni giorno. Alla fine di maggio, il luogo di ritrovo del 10° arrondissement, chiudeva i battenti definitivamente..una parte di questa avventura stava per finire e noi ci ritrovavamo di nuovo a buttarci in qualcosa di nuovo. Terza importantissima lezione: stai attento a cosa chiedi all'Universo, la richiesta deve essere quantomeno ben delineata sennò...le cose arrivano a metà, oppure poco rifinite. Perchè dico questo?Perchè noi avevamo chiesto una routine un pò più movimentata...ed ovviamente è arrivata! e oltretutto nascosta dentro la terza lezione, c'è la quarta: la vita è cambiamento, evoluzione. Io e Dany possiamo dire di avere avuto una vita assai variata e continua ad esserlo, ma abbiamo sempre avuto la tendenza a diventare abitudinari..e l'essere abitudinari dà tranquillità ma crea un pò di noia, la quale dopo genera a sua volta il desiderio di cambiare (e ritorniamo all'inizio della storia!), quindi di Parigi possiamo dire qualunque cosa, ma che ci annoiamo, questo proprio no!!!Analizzando meglio la nostra esperienza mi pare evidente che siamo in  una sorta di palestra per allenarci al cambiamento, per continuare a evolverci, senza piantarci o cristallizzarci in situazioni che mal si adattano a noi due.
Tant'è che a giugno troviamo un altro lavoro, e che lavoro!Ragazzi...che storia!!Vi dirò solo che si trattava di un cocktail-wine bar...quindi un ambiente che conosciamo bene e infatti veniamo scelti proprio per l'esperienza pregressa, è un lavoro notturno ma con la promessa di un ottimo stipendio. Il sacrificio sembrava valesse la pena. Quindi ci siamo buttati..(si dalla padella....nella brace). Dopo tanti mesi ancora non sono riuscita ad individuare il motivo per cui ci siamo imbattuti in questi ragazzi. Niente avviene per caso, quindi ho stilato una lista di motivi per cui li abbiamo incontrati:
- possibili conti in sospeso con queste persone in altre vite
- dovevamo vedere con quanto entusiasmo e grinta si sono buttati in questa avventura, e quindi smettere di indugiare sulle nostre possibilità di riuscita nell'eventualità che aprissimo una nostra attività
- ci siamo fatti incantare dall'ottimo stipendio
- dovevamo capire che non siamo più adatti a svolgere un lavoro notturno
Ma non sono troppo convinta di nessuna delle opzioni...

La cosa interessante che non vi ho raccontato è che quando imbrocco la via sbagliata è il mio corpo che mi riporta sulla retta via (ma me ne sono accorta solo quest'anno), facendomi ammalare in maniera variabile a seconda della cazzata che mi accingo a fare. Ben due volte il mio corpo mi ha guidata in maniera eccellente: primo caso in occasione della proposta di gestione del bistrot, ero super eccitata e ho iniziato ad essere monotematica (non parlavo d'altro, non pensavo ad altro) solo che piano piano ho iniziato a sentirmi stanca, stanchissima, ansiosa, agitata, e mi sono ammalata..prima emorroidi..(mai così violente in vita mia)poi la febbre m'ha tenuta ferma per una settimana..e in questo tempo ho ricominciato a "respirare" e a riflettere..evidentemente non ero pronta ad assumermi determinate responsabilità così quando ho lasciato andare questa cosa..son guarita.
Secondo lavoro, secondo caso, non riuscivo assolutamente a recuperare forze ed ero sempre stanca nonostante lavorassimo dal mercoledì al sabato, dalle 18h alle 2h/3h. La mattina dormivo ma non ero mai riposata. Così..un bel giorno mi sono ammalata. Avevo dei dolori alla pancia micidiali, da non poter stare in piedi; anche daniele questa volta non si sentiva bene, febbre e tonsille infiammate. Quindi comunichiamo che non saremmo andati a lavoro....e da lì..siamo stati liberati. Fine dell'avventura. E siamo a fine giugno.

martedì 12 febbraio 2013

Ne è valsa la pena



Sono passati quasi dieci anni e mi ricordo ancora oggi tutti i particolari.
Partimmo alle tre di notte dalla stazione di Viareggio, diretti a Milano, con stop e cambio a Genova Brignole. Il viaggio in treno fu terribile, non c’erano posti liberi, in nessuna carrozza, quindi viaggiammo seduti sulle valigie, nel corridoio, vicini alla toilette malodorante.
Un dramma. Ma ne valeva la pena.
Alle otto del mattino eravamo a Milano. Appena all’uscita della stazione c’era la fermata del bus-navetta che collegava il centro città con l’aeroporto di Malpensa. Ci volle un’ora, o forse più, di tangenziale, un traffico allucinante. L’autista, un pazzo scatenato, forse credeva di essere il Michael Schumacher della situazione. Velocità smodata (come direbbe Lord Casco), frenate brusche a un millimetro dalle auto davanti, sorpassi azzardati. Siamo qui a raccontarlo, quindi grazie al cielo. Ma ne valeva la pena.
Arrivammo finalmente all’aeroporto. Mai viaggiato prima. Cercammo subito il banco per effettuare il check-in. In perfetto orario. Valigie imbarcate. A quel punto, un po’ di relax e una bella colazione non ce la toglieva nessuno. Erano le undici ed eravamo già stanchi stravolti. A mezzogiorno ci avviammo verso l’imbarco. Tutti in fila per passare il controllo di sicurezza. Primo viaggio, quindi prima volta di tutto: spogliati, levati la cintura, le scarpe, metti gli apparecchi elettronici nella cassettina. Passammo il metal-detector tutto ok. Bene.
A breve saremmo stati imbarcati sul volo Milano-Londra. Ma ad un certo punto, l’hostess chiese l’attenzione di tutti i passeggeri:
“Ci scusiamo per il disagio, i signori passeggeri verranno imbarcati quanto prima, non appena saranno terminate le operazioni di imbarco di un passeggero in barella.”
Toh. Ti pareva. Va bè. Minuto più, minuto meno. Ma ne valeva la pena.
Arrivammo a Londra in clamoroso ritardo per prendere la nostra coincidenza. Ci rendemmo subito conto che Heathrow è un aeroporto immenso e che dovevamo correre. Ci fermammo un attimo per raccogliere le idee e prendere fiato quando all’improvviso ci si rese conto che dall’altoparlante ci stavano chiamando (ovviamente in inglese): “Il Sig. Bertolucci e la Sig.ra Miliani sono pregati di presentarsi al gate n. 68 con urgenza!”
A quel punto ripartimmo di corsa attraversando a grandi falcate quasi tutto l’aeroporto. L’addetto all’imbarco aspettava solo noi, ci staccò il biglietto (ah, quando ancora non esisteva il biglietto elettronico!!) e via!!!
Stravolti dal sonno, dalla stanchezza, dalla corsa, ci sedemmo ai nostri posti e guardandoci pensammo ancora una volta che ne valeva la pena.

La soluzione..

Quando si tocca il fondo non si può che risalire. E quando le hai provate tutte e ti accorgi che la situazione non si risolve..allora vuol dire che i tentativi fatti avevano dei difetti. Fin da bambini, noi esseri umani impariamo determinati atteggiamenti da mettere in pratica in determinate situazioni. Un esempio alquanto frequente è quello di comportarci con gli altri sempre nello stesso modo, senza tenere conto della persona che abbiamo di fronte, del suo vissuto o del suo carattere. Oppure ci mettiamo sulla difensiva anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Oppure giudichiamo gli altri con il nostro metro: io per esempio sono una persona onesta e spesso nella vita ho avuto delle grosse delusioni proprio perchè pensavo che gli altri fossero come me e invece purtroppo il mondo è  composto da un insieme variegato di personaggi che non sempre rispecchiano l'idea che ci siamo fatti di loro. Quindi, tornando a noi, quello che mi aveva impallato l'esistenza era la mia maniera di approcciare al problema, ovvero ripetevo le stesse soluzioni che avevo imparato crescendo, che in realtà non risolvevano nulla, senza rendermi conto che le soluzioni attuate in passato avevano risolto un tipo di problema, legato appunto al passato e quindi non più attuale. Io continuavo a ripetere insegnamenti appresi da piccola o da adolescente e li applicavo alla mia vita da donna adulta. Ok. Tutto da rifare. 
Quando mi sono resa conto di questo paradosso, beh, mi sono messa a ridere. Come potevo pensare di risolvere una cosa da adulti ragionando con la testa di un'adolescente???Così prima ho preso coscienza che io non sono più una ragazzina, ma una donna e mi sono applicata per trovare una soluzione da donna.
Per aiutarmi un pò mi sono anche regalata un libro, ovvio (c'è sempre un buon motivo per comprarne uno!!)...da anni volevo comprarlo: "Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere". E' un libretto interessante, dove si possono trovare degli spunti interessanti per capire meglio la vita di coppia. Alla fine ho tratto le mie conclusioni e ho capito che dovevo smettere di parlare. Stop. Silenzio.
Io credevo che parlando avremmo risolto i problemi, in quanto questo è quello che avevo imparato in casa mia con la mia famiglia e non mi rendevo conto che noi due eravamo due entità a se stanti, provenienti da due mondi diversi e quindi con una maniera diversa di affrontare determinate tematiche. L'equilibrio, si sa, sta nel mezzo. Quindi, misi in pratica il silenzio, lasciai a lui tutto il tempo e lo spazio necessario affinché si rasserenasse, presi entrambi anche per me e mi guardai finalmente allo specchio. Vidi tutto quello che non mi piaceva di me, i miei difetti, le mie paure, le mie frustrazioni. Ero ormai disoccupata, quindi avevo tempo libero a volontà, che decisi di impiegare per fare tutto quello che mi faceva stare bene. Guardare i miei film preferiti, leggere libri, sistemare la casa, andare a fare un giro in bicicletta. Mi occupavo di me. E ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo su di me. Che scoperta affascinante!
Pensavo di sapere tutto di me e invece, a un certo punto mi sono accorta che ero cambiata, che c'erano delle novità!!!Ovviamente avevo anche momenti di sconforto, ma cercavo di superarli con forza e tenacia.
In quel periodo poi arrivò un'offerta di lavoro, un amico ingrandiva la propria attività. Da piccola pizzeria a taglio era passato a ristorante pizzeria. Aveva bisogno di personale e pensò a noi. All'inizio gli diedi una mano a sistemare il nuovo fondo. Pochi giorni prima dell'inaugurazione si unì anche mio marito. Forse non era il lavoro dei nostri sogni, ma accettammo l'offerta.
E così ebbe inizio una vera e propria rivoluzione...

mercoledì 6 febbraio 2013

Bentornata!!!si riparte...

Sono passati due mesi dall'ultimo post che ho pubblicato e nel frattempo sono successe tante cose.Non so nemmeno da dove iniziare. Vi dirò solo che adesso scrivo da Parigi. Ma questa è un'altra storia...
Eravamo rimasti che, dopo il rientro dalla Ville Lumière circa due anni fa, avrei dovuto imparare a vivere bene...con me stessa. Perchè in realtà non è il luogo che fa la differenza, nè la casa, nè altre mille particolari, ma io non lo avevo mai capito.
Ho sempre creduto che il problema era fuori di me, che erano gli altri che non mi capivano (all'infuori della mia famiglia), che ero nata nel posto sbagliato, etc etc...così,  prontamente la vita mi ha mandata a scuola e in questi due anni ho imparato veramente un sacco di cose ed è proprio di questo che voglio parlare in questo blog.
Perché mi sia successo in quel preciso momento, non prima e non dopo, questo non so spiegarlo..o meglio, posso spiegarlo ora: probabilmente era arrivato semplicemente il momento di capire, di crescere, di fare un passo avanti in meglio e, adesso posso affermare, che la mia strada era stata disseminata di segnali e di soluzioni, ma non ero mai stata in grado di decifrarli, vederli e di usarli per il mio bene. Quando finalmente ho aperto gli occhi, e di conseguenza anche il cuore, ho iniziato a rendermi conto che io ero la fonte di tutti i miei problemi e che io avevo la chiave per risolverli.
Continuamente, nel corso della nostra vita, siamo chiamati a prendere decisioni e a fare scelte. Di solito puntiamo la nostra massima attenzione su decisioni che potrebbero cambiare in meglio (o a volte, anche  in peggio) le nostre esistenze: cambiare lavoro, interrompere una relazione, comprare casa, e via dicendo; le chiamerò macro-scelte, ovvero scelte molto grandi, sulle quali è giusto riflettere e ragionare a lungo prima di attuarle, in quanto possono avere un impatto notevole nelle nostre vite. Inoltre il periodo di attuazione delle stesse si protrae nel futuro, quindi nel presente è difficile chiarire se la scelta è stata giusta. Ma tant'è che nella vita un pò di rischio ci vuole e quindi, continueremo a vivere anche se abbiamo preso una cantonata.
E' un pò il mio caso, perchè in effetti me ne tornavo nella mia città natale (sarà stata la scelta giusta???)e da qualche parte dovevo ricominciare. Ok. Non ero sola. Mio marito il lavoro ce l'aveva. Ma io???Dove potevo sbattere la testa??
I pensieri ossessivi erano: lavoro e casa. Casa e lavoro. Andavano trovati entrambi. La casa la trovammo al primo colpo. Oh, yeah!!(e ringraziamo i Santi  e i Genitori).
Poi venne il lavoro. A tempo determinato. Ma meno male che c'era. Un passo alla volta le cose si stavano sistemando.
In quel periodo roseo, incontrammo un interessante personaggio che, senza saperlo, ha completamente cambiato il nostro modo di vedere le cose. Sebbene in casa mia si parlasse già da qualche tempo di pensiero positivo, il pensiero crea, Legge di attrazione, illuminati, massoni, rettiliani, ufo, extraterrestri, angeli e chi più ne ha, più ne metta, questo simpatico incontro fece crollare tutte le nostre resistenze e instillò in noi la curiosità di saperne di più.
Iniziammo a comprare libri su vari argomenti, i primi tre libri me li ricordo bene: Ho'ponopono, The Secret e Guida alla Cospirazione Globale di David Icke.
I primi due li feci fuori in due giorni...il terzo..beh..ci vuole tempo, un pò perchè sono un tot di pagine, un pò per gli argomenti trattati..in quanto vanno assimilati, capiti e digeriti. E credetemi, all'inizio è come prendere una botta in piena fronte!!!

martedì 11 dicembre 2012

Seconda Fase: Della battaglia

Prima di proseguire con il racconto è necessario un breve riassunto generale per introdurre nuovi protagonisti nella storia. Quella era stata un'estate ricca di cambiamenti per tutti coloro che facevano parte della mia famiglia. Tutto era iniziato con il mio trasloco dalla casa madre (dove abitavamo io, marito e sorella) verso la casa coniugale. Senza saperlo avevo stappato una sorta di vaso di Pandora dei cambiamenti. La casa madre (ovvero la casa dove siamo cresciute io e mia sorella) era in affitto, quindi casualmente arrivò il momento che il padrone di casa la rivolle indietro. Mia sorella si ritrovava senza casa. Così ne cercammo un'altra. Nel giro di un mese organizzammo tre traslochi e le strade erano definitivamente segnate..
.. si col piffero..non è vero..non c'è mai nulla di definitivo (l'ho imparato sulla mia pelle)!!!
Durante l'estate avvennero poi tutti i fatti di cui vi ho già raccontato e l'aria di crisi spirava da ogni parte. Io avevo il pallino dell'America, ma mi arrivavano continuamente segnali dalla magica Ville Lumière. Una serie di coincidenze mi avevano portato a pensare che forse era Parigi la meta adatta. Non so poi perchè decisi che era mia sorella la predestinata per Parigi. E io per l'America. Lei partì circa una settimana prima di me, con un lavoro e una casa già sicuri. Io partivo sapendo che sarei stata accolta da un'amica, ma il resto sarebbe stata un'avventura.
Fine del riepilogo che però mi serve per spiegarvi che prima di rientrare in Italia, mi fermai a Parigi per qualche giorno a riabbracciare la mia diletta. Al terzo giorno ripresi l'aereo per Pisa e tornai a casa.  Mi venne la solita crisi da rientro..e fin qui nulla di strano, ero sempre io. In più c'erano diverse questioni da risolvere. Dopo aver appianato divergenze varie della coppia, dopo aver valutato tutte le variabili per poter richiedere un visto per l'America e esserci resi conto che non avevamo nè abbastanza soldi nè voglia di aspettare mesi e mesi optammo per la vicina Parigi. Un'ora e mezzo di aereo, facilmente raggiungibile da tutti i genitori, mia sorella ci avrebbe potuto dare una mano (ma anche no..eravamo noi che la davamo a lei!!ahahahha), il lavoro si trovava con facilità. L'unica rogna sarebbe stato trovare la casa, ma non ci spaventava nulla!Dopo tanti mesi difficili, volevamo ritagliarci uno spazio solo nostro e quindi armati di entusiasmo e volontà ci siamo buttati in questa nuova avventura!
Mio marito aveva trovato già lavoro dall'Italia in un ristorantino, io mi ero buttata alla ricerca del lavoro e della casa fin dai primi giorni. Per il lavoro non c'erano grandi problemi, ho fatto diversi colloqui e optai per un lavoro in una gelateria; per la casa...bèh..quello era il vero dramma. Non avevamo i requisiti minimi per compilare un dossier, ovvero un fascicolo che i locatari francesi analizzano in maniera dettagliata. Al suo interno ci devono essere le ultime tre buste paga degli eventuali affittuari, il contratto di lavoro, referenze, garanzie da parte di terzi e tutto quello che potrebbe farti aggiudicare l'affitto della casa.
Oltre a questa impressionante enciclopedia di informazioni, la difficoltà viene accentuata anche dal fatto che i proprietari delle case fanno delle open house, e quindi la casa viene visitata durante il giorno da moltitudini di persone in cerca di un alloggio a Parigi, ognuna di loro deposita il proprio dossier. Poi la sera o nei giorni seguenti il proprietario decreta il vincitore, viene contattato solo quello che si è aggiudicato la Lotteria (perchè una casa a Parigi equivale a una vincita fortunata) e gli altri possono tranquillamente ricominciare a dannarsi. A volte capita che i locatari mettano un annuncio, e dopo aver ricevuto dieci telefonate o anche meno, lo tolgono. E tutto questo avviene nelle primissime ore del mattino. Alle 11, gli annunci della mattina (ore 7-8), non sono già più validi. Mi raccontava un ragazzo parigino che molti suoi amici quando devono cercare/cambiare casa, prendono le ferie dal lavoro e le usano per la ricerca. Aiutoooooooooooooo!!!
Dopo due mesi di estenuante ricerca e 4 traslochi da altrettante case (per giunta in quartieri diversi!)..dopo una serie di eventi poco felici nelle nostre vite..problemi sul lavoro.. abbiamo abbandonato il campo di battaglia. Avevamo fatto tutto il possibile, ma probabilmente non dovevamo stare lì..
Tornammo a casa. Tornammo alle nostre vite di prima. Cercammo casa. E guarda caso, stavolta, la prima volta in tutta la nostra vita, la trovammo in due giorni. Due giorni. E vi dirò di più: una casa accogliente, luminosa, arredata bene, bellina, prezzo giusto. Ergo, le altre volte che cercavamo una casa perchè era sempre difficile???(non l'ho ancora capito..)
Insomma, ci stabilimmo in men che non si dica nella nostra nuova casina, io ero un pò frastornata dal rientro. Avevo lasciato Parigi a malincuore, per tanti tanti motivi, in primis avevo lasciato di nuovo mia sorella (e non sopportavo assolutamente la sua mancanza, dopo averla ritrovata) e poi mi sembrava di aver lasciato un mare di possibilità. 
Iniziava una nuova battaglia. La più difficile per me. 
Imparare a vivere bene nel posto dove sono nata.
Imparare che non è il luogo che dà la felicità.
Imparare che la tua casa è ovunque è il tuo cuore.

mercoledì 5 dicembre 2012

L’anima saggia

Oggi è un giorno importante. Oggi tutti sono in subbuglio quassù. Non è un giorno come gli altri, oggi molte di noi partiranno per un lungo viaggio. Io sono una di queste. Quando sono arrivata, ormai non so più nemmeno quanto tempo fa (perché qui non esistono le ore, le settimane o i mesi) mi hanno chiesto se volevo restare o se volevo ripartire. Mi hanno lasciato il tempo di valutare tutte le opzioni disponibili e alla fine ho scelto di partire di nuovo. Mi piace laggiù, sento che posso fare ancora molto per me e per chi incontrerò sul mio cammino. Così, il Consiglio  si è riunito, hanno valutato pro e contro, hanno redatto una cartellina su di me e l’hanno sottoposta al Capo. La decisione finale è solo sua. Quindi mi hanno convocata e mi hanno comunicato che  la mia domanda era stata accettata e che a breve avrei iniziato il periodo di preparazione.

In cosa consistesse questa preparazione l’ho scoperto solo strada facendo. Studiavamo materie strane, tipo “Cos’è il tempo”, “I quattro elementi”,  “Come essere pazienti”, “Cos’è l’amore”, “Scegliere il sesso”, “Paesi e città”, “Il cervello e il cuore” e molte altre. Ma il nostro compito principale era comprendere come migliorarci grazie a questa esperienza straordinaria che stavamo per intraprendere. Io sono già partita altre volte, ma ogni volta il viaggio è diverso; mentre per alcune di noi, questa era la prima volta che si avventuravano laggiù. Alcune avevano paura, altre erano eccitate, altre ancora, tra cui io, ero impaziente di andare. All’inizio dei corsi tracciammo, guidati dai nostri Insegnanti, a grandi linee le tappe del nostro viaggio, e scegliemmo, non senza qualche difficoltà, anche i nostri futuri compagni di avventura. Forse questo era il compito più difficile, perché l’accordo richiedeva molti incontri con gli altri partecipanti, e spesso potevamo assistere a veri e propri litigi, scontri a cui seguivano una serie di compromessi. Raramente capitava che tutto filasse liscio, ma poteva succedere. Sembrerebbe facile prendere una decisione del genere, ma vi assicuro che non lo è…Senza considerare che una volta stipulato il Contratto, si viene resettate e non ricordiamo più chi abbiamo scelto. Nessuno se lo ricorda.