Prima di proseguire con il racconto è necessario un breve riassunto generale per introdurre nuovi protagonisti nella storia. Quella era stata un'estate ricca di cambiamenti per tutti coloro che facevano parte della mia famiglia. Tutto era iniziato con il mio trasloco dalla casa madre (dove abitavamo io, marito e sorella) verso la casa coniugale. Senza saperlo avevo stappato una sorta di vaso di Pandora dei cambiamenti. La casa madre (ovvero la casa dove siamo cresciute io e mia sorella) era in affitto, quindi casualmente arrivò il momento che il padrone di casa la rivolle indietro. Mia sorella si ritrovava senza casa. Così ne cercammo un'altra. Nel giro di un mese organizzammo tre traslochi e le strade erano definitivamente segnate..
.. si col piffero..non è vero..non c'è mai nulla di definitivo (l'ho imparato sulla mia pelle)!!!
Durante l'estate avvennero poi tutti i fatti di cui vi ho già raccontato e l'aria di crisi spirava da ogni parte. Io avevo il pallino dell'America, ma mi arrivavano continuamente segnali dalla magica Ville Lumière. Una serie di coincidenze mi avevano portato a pensare che forse era Parigi la meta adatta. Non so poi perchè decisi che era mia sorella la predestinata per Parigi. E io per l'America. Lei partì circa una settimana prima di me, con un lavoro e una casa già sicuri. Io partivo sapendo che sarei stata accolta da un'amica, ma il resto sarebbe stata un'avventura.
Fine del riepilogo che però mi serve per spiegarvi che prima di rientrare in Italia, mi fermai a Parigi per qualche giorno a riabbracciare la mia diletta. Al terzo giorno ripresi l'aereo per Pisa e tornai a casa. Mi venne la solita crisi da rientro..e fin qui nulla di strano, ero sempre io. In più c'erano diverse questioni da risolvere. Dopo aver appianato divergenze varie della coppia, dopo aver valutato tutte le variabili per poter richiedere un visto per l'America e esserci resi conto che non avevamo nè abbastanza soldi nè voglia di aspettare mesi e mesi optammo per la vicina Parigi. Un'ora e mezzo di aereo, facilmente raggiungibile da tutti i genitori, mia sorella ci avrebbe potuto dare una mano (ma anche no..eravamo noi che la davamo a lei!!ahahahha), il lavoro si trovava con facilità. L'unica rogna sarebbe stato trovare la casa, ma non ci spaventava nulla!Dopo tanti mesi difficili, volevamo ritagliarci uno spazio solo nostro e quindi armati di entusiasmo e volontà ci siamo buttati in questa nuova avventura!
Mio marito aveva trovato già lavoro dall'Italia in un ristorantino, io mi ero buttata alla ricerca del lavoro e della casa fin dai primi giorni. Per il lavoro non c'erano grandi problemi, ho fatto diversi colloqui e optai per un lavoro in una gelateria; per la casa...bèh..quello era il vero dramma. Non avevamo i requisiti minimi per compilare un dossier, ovvero un fascicolo che i locatari francesi analizzano in maniera dettagliata. Al suo interno ci devono essere le ultime tre buste paga degli eventuali affittuari, il contratto di lavoro, referenze, garanzie da parte di terzi e tutto quello che potrebbe farti aggiudicare l'affitto della casa.
Oltre a questa impressionante enciclopedia di informazioni, la difficoltà viene accentuata anche dal fatto che i proprietari delle case fanno delle open house, e quindi la casa viene visitata durante il giorno da moltitudini di persone in cerca di un alloggio a Parigi, ognuna di loro deposita il proprio dossier. Poi la sera o nei giorni seguenti il proprietario decreta il vincitore, viene contattato solo quello che si è aggiudicato la Lotteria (perchè una casa a Parigi equivale a una vincita fortunata) e gli altri possono tranquillamente ricominciare a dannarsi. A volte capita che i locatari mettano un annuncio, e dopo aver ricevuto dieci telefonate o anche meno, lo tolgono. E tutto questo avviene nelle primissime ore del mattino. Alle 11, gli annunci della mattina (ore 7-8), non sono già più validi. Mi raccontava un ragazzo parigino che molti suoi amici quando devono cercare/cambiare casa, prendono le ferie dal lavoro e le usano per la ricerca. Aiutoooooooooooooo!!!
Dopo due mesi di estenuante ricerca e 4 traslochi da altrettante case (per giunta in quartieri diversi!)..dopo una serie di eventi poco felici nelle nostre vite..problemi sul lavoro.. abbiamo abbandonato il campo di battaglia. Avevamo fatto tutto il possibile, ma probabilmente non dovevamo stare lì..
Tornammo a casa. Tornammo alle nostre vite di prima. Cercammo casa. E guarda caso, stavolta, la prima volta in tutta la nostra vita, la trovammo in due giorni. Due giorni. E vi dirò di più: una casa accogliente, luminosa, arredata bene, bellina, prezzo giusto. Ergo, le altre volte che cercavamo una casa perchè era sempre difficile???(non l'ho ancora capito..)
Insomma, ci stabilimmo in men che non si dica nella nostra nuova casina, io ero un pò frastornata dal rientro. Avevo lasciato Parigi a malincuore, per tanti tanti motivi, in primis avevo lasciato di nuovo mia sorella (e non sopportavo assolutamente la sua mancanza, dopo averla ritrovata) e poi mi sembrava di aver lasciato un mare di possibilità.
Iniziava una nuova battaglia. La più difficile per me.
Imparare a vivere bene nel posto dove sono nata.
Imparare che non è il luogo che dà la felicità.
Imparare che la tua casa è ovunque è il tuo cuore.
Eh sì..so cosa vuol dire..partire..il più delle volte poi si finisce per capire che stiamo scappando..forse da qualcosa...forse da qualcuno..ma presto si fa chiara la consapevolezza che quel qualcosa, quel qualcuno ce lo stiamo portando dietro..in quella valigia sempre troppo pesante...quella che guardi e pensi, anche a distanza di tempo, "ma cosa cavolo c'avrò messo dentro?" e che cerchi di svuotare, il più delle volte senza successo, prima dell'imbarco..ti tocca sempre "pagare" quei kg in più...E poi ti ritrovi in quel posto mai conosciuto prima d'allora...nuove avventure, sfide, sapori...curiosità...e delusioni dietro l'angolo, nuovi colori..un mondo diverso dal tuo..E piano piano inizi a sentirlo un pò tuo quel posto e un pò tue le persone che hai intorno...e inizi a pensare che dopotutto non sarà così male viverci per un pò...anche se lo senti..sì...quello "strano" pesetto che non ti ha mai abbandonata da quando sei atterrata con quell'aereo..lo senti esattamente in quel punto, tra la bocca dello stomaco e il cuore..Ma poi eccola..la vita fa accadere qualcosa che fa diventare quel "pesetto" un macigno...ma questa volta tanto pesante quanto meraviglioso..e capisci che in quella valigia abbandonata vicino al letto non c'era una "zavorra" da eliminare...ma qualcosa da conoscere e proteggere..Le paure, le emozioni provate, ..i mille episodi e aneddoti..tutte le esperienze vissute, le mani toccate, i sorrisi che ti hanno rapita..i calci in culo e le batoste..le parole dette e i silenzi ascoltati...in quella valigia, in questo viaggio, hai semplicemente portato te stessa..dovevi solo dare "un volto" a tutto ciò...il tuo...quello più fragile e autentico...e quello più forte che non ha mai realmente smesso di combattere..E finalmente capisci che quella fuga può essere un punto di partenza e che adesso puoi respirare più lentamente...puoi smettere di sentirti in colpa..puoi smettere di "farti la guerra" e cercare la "tua" pace..tua e di nessun altro...
RispondiElimina...e poi ti ritrovi, in un giorno qualunque ma "già più speciale" rispetto a molti altri, a leggere parole scritte da un'amica...
"Iniziava una nuova battaglia. La più difficile per me.
Imparare a vivere bene nel posto dove sono nata.
Imparare che non è il luogo che dà la felicità.
Imparare che la tua casa è ovunque è il tuo cuore."
...e capisci che forse davvero "la strada è quella giusta"..
Sonia. (con affetto)