In cosa consistesse
questa preparazione l’ho scoperto solo strada facendo. Studiavamo materie
strane, tipo “Cos’è il tempo”, “I quattro elementi”, “Come essere pazienti”, “Cos’è l’amore”,
“Scegliere il sesso”, “Paesi e città”, “Il cervello e il cuore” e molte altre.
Ma il nostro compito principale era comprendere come migliorarci grazie a
questa esperienza straordinaria che stavamo per intraprendere. Io sono già
partita altre volte, ma ogni volta il viaggio è diverso; mentre per alcune di
noi, questa era la prima volta che si avventuravano laggiù. Alcune avevano
paura, altre erano eccitate, altre ancora, tra cui io, ero impaziente di
andare. All’inizio dei corsi tracciammo, guidati dai nostri Insegnanti, a
grandi linee le tappe del nostro viaggio, e scegliemmo, non senza qualche
difficoltà, anche i nostri futuri compagni di avventura. Forse questo era il
compito più difficile, perché l’accordo richiedeva molti incontri con gli altri
partecipanti, e spesso potevamo assistere a veri e propri litigi, scontri a cui
seguivano una serie di compromessi. Raramente capitava che tutto filasse liscio,
ma poteva succedere. Sembrerebbe facile prendere una decisione del genere, ma
vi assicuro che non lo è…Senza considerare che una volta stipulato il
Contratto, si viene resettate e non ricordiamo più chi abbiamo scelto. Nessuno
se lo ricorda.
Tra pochi minuti
verremo radunate tutte nella Grande Sala della Destinazione, e il Capo ci
chiamerà una ad una per metterci di fronte all’ultima decisione che dovremo
prendere prima della partenza. Sono piuttosto agitata, perché circola voce che
questa ultima decisione sia veramente la più importante in assoluto, e proprio
per questo nessuno viene informato in precedenza di quale domande gli verranno
poste. Ma dicono che il successo del viaggio dipenda proprio da questa scelta. Va
bè, agitarsi non serve, il Capo non sbaglia mai.
E’ ora di andare.
Entro nella grande
sala e mi avvio verso il Segretario, che mi registra nel suo schedario e mi
porge un bigliettino, sono la numero 29. Piano piano la sala si riempe, siamo veramente
in tante. L’attesa ci permette di scambiare qualche parola, ma nessuna sa cosa
accadrà e quindi non siamo molto d’aiuto l’una con l’altra. Sento chiamare la
numero 25, ne mancano ancora quattro prima di me. Cerco di non pensare a nulla,
cerco di essere rilassata, ci riesco a metà..quando finalmente mi sento più
leggera, è il mio turno.
“Numero 29!!”
“Eccomi!Sono qui.Arrivo!”
Il Segretario mi
accompagna lungo il corridoio che conduce all’Ufficio del Capo. La porta si
apre da sola e io vengo inondata da un raggio di sole abbagliante. L’Ufficio è
meraviglioso, non ha pareti o almeno io non riesco a vederle. Piante, fiori di
tutti i colori e alberi di ogni genere, di cui non conosco il nome, circondano
la scrivania. Dietro di Lui un’immensa finestra si affaccia sulla sua magnifica
Creatura. Il Segretario mi presenta:
“Lei è la numero
29.”
“Buongiorno cara!”
“Buongiorno a Lei!”
“Come ti senti?”
“Bene.”
“Sicura?” Lo disse
sorridendo, e io mi sentiì in imbarazzo.
“Bè, sono un po’
agitata in realtà..oggi è un giorno molto importante..”
“..e non sai nemmeno
di cosa ti parlerò..”
“Appunto.” Sorrisi.
E Lui ricambiò. Che sollievo. Mi sentivo già meglio. Il Segretario si dileguò e
rimanemmo soli. Mi guardava, mi studiava, ma non diceva nulla. All’improvviso
interruppe il suo silenzio e mi chiese:
“Com’è andato il
corso di preparazione?”
“E’ stato molto
interessante ed educativo, e le mie compagne erano molto simpatiche.”
“Hai qualche dubbio,
qualche domanda che vorresti farmi?”
“Mmm..non credo, non
mi viene in mente nulla.”
“Bene. Dalla tua
cartellina risulta che sei stata sempre attenta, partecipe ed attiva alle
lezioni. I tuoi Insegnanti sono molto soddisfatti di te.” Mi limitai a
sorridere, ma sentii il viso avvampare per l’elogio. Sono sempre stata timida.
Fa parte della mia natura.
Cercò di mettermi a
mio agio più che potè, la conversazione scorreva bene, parlavamo di molti
argomenti, mi chiese perché avevo scelto di ripartire, cosa mi aspettavo da
questa nuova esperienza. In realtà non lo sapevo nemmeno io. Non ricordavo
niente del mio passato però sapevo che volevo tornare in quel posto
meraviglioso.
Lui mi disse:”Perché
qui non stai bene?E’ brutto qui?”
“No, no. Assolutamente!
Qui si sta splendidamente. Troviamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ma ho
scelto di tornare là. Ora come ora, non ricordo nemmeno il motivo.”
“Perfetto!”
Era questo che
voleva scoprire, se mi avevano rimosso tutti i vecchi ricordi che avrebbero poi
invalidato la nuova esperienza. Sentii il dubbio farsi strada dentro di me,
avevo preso la decisione giusta?Forse avevo commesso un errore, ma ero stata io
stessa a chiedere di tornare. Mi sentivo decisamente scombussolata. Se ne
accorse e cercò di tranquillizzarmi: non dovevo preoccuparmi di nulla, ero
stata ben preparata ad affrontare il mio viaggio e Lui non mi avrebbe mai
abbandonata. Mi rassicurò dicendomi che sarebbe bastato chiamarlo e Lui mi
avrebbe aiutata a superare l’ostacolo.
Mi spiegò che dove
sarei andata avrei trovato i suoi Assistenti, pronti a guidarmi ogni volta che
avessi sbagliato strada. Addirittura, ne avrei avuto uno tutto per me. Ma avrei
dovuto cercarlo. Mi disse che il mio Assistente mi avrebbe seguita durante il
viaggio, e che sarebbe stato lì ad aspettarmi al mio arrivo. Però poi dovrò
cercarlo. Non mi era molto chiara la
situazione. Ma non mi disse una parola di più. E cambiò argomento.
“Ti ricordi chi sono
i tuoi compagni di viaggio?”
“Assolutamente no.”
“Sei sicura?Nessuno,
nessuno?”
“Vuoto totale, Capo.
Glielo assicuro.”
“Perfetto.”
Quindi estrasse tre
buste da un cassetto della scrivania, sopra era scritto il numero 29, erano per
me. Cosa ci sarà dentro?Ero curiosa ma terrorizzata. Ecco il famoso mistero di
cui nessuno sa nulla.
Lasciò passare un
tempo per me lunghissimo. Forse per acquietare i miei pensieri. E poi parlò:
“Dunque, mia cara,
hai già scelto che sesso avrai?”
“Si, certo.
Femmina.”
“Come mai hai scelto
femmina?”
“Mi sembrava più
interessante.”
“Chi sei stata in
passato?”
“Non lo so. Non me
lo ricordo.” Voleva testare ancora una volta la mia memoria. Vuota.
“Ok. Quindi la
femmina ti sembra più interessante. Come mai?”
“Gli Insegnanti ci
hanno mostrato molti esempi di femmine e maschi. Mi sembra di aver capito che
il loro Universo è più ampio, più ricco di sfaccettature. Dicono che abbiano
anche il sesto senso!!”
“Ahahahah!!!Mi piace
questo entusiasmo, spero sia ben riposto!” E continuò a ridere.
E così mi tornò il
dubbio di aver fatto la scelta sbagliata. Forse erano meglio i maschi?
Sembrava che mi
avesse letto nel pensiero e mi disse:
”Sono entrambi di
fondamentale importanza. L’una non va avanti senza l’altro, e viceversa. Sono
destinati a completarsi.”
A questo punto mi
porse le tre buste. Mi spiegò che in ognuna di esse avrei trovato due
informazioni: Famiglia e Destinazione.
Famiglia e
Destinazione???Di cosa sta parlando??
Scrutò l’espressione
del mio viso e rispose: “Adesso te lo spiego.”
Presi la prima
busta. L’aprii e dentro c’era un cartoncino cangiante, a seconda di come lo
muovevo cambiava colore. Destinazione: Stati Uniti d’America – New York City.
Appena lo lessi ad alta voce il cartoncino si animò. Vidi una mappa che
raffigurava il continente americano, l’avevo studiato durante il corso “Paesi e
città”, era diviso in due grandi aree, America del Nord e America del Sud. Poi
l’immagine si trasformò e mi apparve solo l’America del Nord, poi un puntino
luminoso mi mostrò dov’era New York City. L’immagine divenne più nitida e vidi
per pochi istanti i cinque quartieri che la componevano, ma il filmato andò
avanti fino a che non si soffermò sul quartiere di Manhattan. Vidi che era
circondata da mari e fiumi, aveva grandi grattacieli e era piena di luci. Ero
affascinata. Pensai che era un posto meraviglioso e che mi sarebbe piaciuto
andarci. Poi il cartoncino mi mostrò l’interno di una casa, molto grande e
lussuosa, con tantissime stanze. Il filmato si spense.
Il Capo a questo
punto mi disse:
“Adesso, devi
guardare la tua futura famiglia.”
E il cartoncino si
rianimò. Dentro la grande casa vidi due individui, giovani, entrambi molto
belli, sicuramente molto ricchi: il maschio era seduto in una stanza, aveva un mucchio
di fogli sulla scrivania, parlava con impeto dentro un oggetto nero attaccato a
un filo, sembrava molto impegnato. La femmina, era seduta in un’altra stanza e
parlava con altre femmine, e sembrava triste, preoccupata e molto arrabbiata.
Poi li vidi, seduti insieme a un tavolino, mangiavano in silenzio, non mi
sembravano molto affiatati, poi d’un tratto lei parlò:
“Ti prego parliamone
un attimo.”
“Ne abbiamo già
discusso abbastanza, non credi?”
“No, non credo.”
“Quante volte te lo
devo ripetere che non mi sento pronto per avere un bambino?”
Mi fecerò vedere
altri momenti della loro vita: serate di gala, serate a teatro, cene in
ristoranti di lusso, vestiti bellissimi. Loro erano belli a vederli
dall’esterno, ma nei loro cuori non c’era felicità.
Il Capo non disse
nulla e mi porse la seconda busta.
L’aprii, e come
prima il cartoncino cominciò a trasmettere immagini, stavolta eravamo in
Europa, per la precisione in Francia. Il puntino luminoso si fermò sopra
Parigi. Non c’era il mare, ma era attraversata da un fiume. Mi venne mostrata
la città, nel libro del corso c’era scritto che la chiamavano la Ville Lumière,
perché tutti i luoghi più importanti sono illuminati a giorno anche di notte.
Dicono che sia la città dell’Amore. Vidi i tetti di Parigi, le stradine
pittoresche, l’arte e l’architettura che si ammira in ogni angolo di questa
splendida città e me ne innamorai perdutamente. Se non avessi avuto anche una
terza busta, avrei già scelto. Mentre sognavo ad occhi aperti, il Capo mi
riportò con i piedi per terra e mi disse di osservare con attenzione la
famiglia numero due.
Il maschio e la
femmina che adesso vedevo, abitavano in un minuscolo appartamento, forse con
due stanze, non si vedeva bene, all’ultimo piano di un vecchio palazzo senza
ascensore. In compenso due deliziose finestre si affacciavano sui tetti. Anche
se era piccolo, sembrava accogliente. A un certo punto mi accorsi che i due
tizi litigavano animatamente, non capivo bene il motivo. Poi la voce si fece
più chiara e sentii che la femmina diceva al maschio: “Ma aspetto un bambino!”
Ero io!!!!Forse… Ma all’improvviso lui si girò verso di lei e le tirò uno
schiaffo, offendendola e dicendole che non gliene importava niente se era
incinta. Se ne andò sbattendo la porta.
Nei giorni seguenti, lui non tornò indietro. Mi spaventai. Sperai con
tutta me stessa che il maschio ritornasse dalla sua femmina, ma non mi era dato
saperlo.
Così arrivammo
all’ultima busta. Ma prima il Capo parlò.
“Le prime due buste
ti hanno mostrato due ipotetiche destinazioni. Sono destinazioni molto belle e
importanti, famose in tutto il mondo. Sono anche molto richieste, in molti da
quassù vorrebbero poter scegliere una di queste mete. Queste città possono
avere molta voce in capitolo in merito a chi potresti essere in futuro. Nascere
e crescere in una metropoli può aprire molte strade. In quanto alle famiglie,
non ti dirò nulla, perché voglio che sia tu a comprendere quale di queste è
adatta a te. Ma ovviamente ci rimane ancora l’ultima busta. Aprila!”
E così feci. Il
cartoncino prese vita e mi portò dritta in Italia. Wow!!!Parlavamo spesso
dell’Italia, per i suoi suggestivi paesaggi, per tutte le meraviglie che si
trovano sul suo territorio, per il cibo (sicuramente uno dei migliori motivi
per tornare laggiù!!!...qui non si mangia!), per il mare, per l’arte…ah!Che
fortuna!Chissà cosa mi direbbero le altre, se sapessero…
“Cough, cough!” Il
Capo tossì per attirare la mia attenzione. Mi scusai e lui mi disse che vedeva
questa scena da secoli. Poi rise, e io con Lui.
Dopo aver ammirato
diversi paesaggi italiani, il cartoncino mi mostrò il luogo scelto per me.
Viareggio. Mai sentita. Si trova in Toscana. Mi venne mostrato che si
affacciava sul mare, e che alle sue spalle si ergevano colline e montagne. Il
paesaggio era molto bello, era una piccola cittadina, ma graziosa. Certo non
compete con le città che ho visto prima. Uffa. Mi sentivo un po’ insoddisfatta.
Di tutti i posti che ci sono in Italia, proprio in questo paesino sperduto mi
dovevano mandare?Una via di mezzo?Mi sentivo completamente spiazzata. Non aveva
senso. Non era giusto.
Il Capò notò che mi
ero accigliata e che ero delusa.
“Cosa c’è che non
va, cara?”
“Nulla..cioè..bè..non
ho capito bene il senso di questa ultima meta.”
“Non risponde alle
tue aspettative?”
“No, per carità..è
molto carina, ma non ha niente a che vedere con Parigi o New York. Non capisco,
non esiste una via di mezzo?”
“Probabilmente un
senso ce l’ha, ma al momento ti sfugge. Guarda con il cuore, non con la mente.”
E il cartoncino
ripartì per mostrarmi la famiglia di turno. A questo punto ero stanca e
avvilita. Guardavo le immagini, ma distrattamente. Vidi una casa, ma era senza
mobili. Un maschio e una femmina la studiavano con attenzione, mentre un altro
maschio li accompagnava di stanza in stanza. Sentì che si consultarono tra di
loro e dopo poco dissero, all’unisono, all’altro maschio: “La prendiamo!” Erano
felici. Capirai, era tutta vuota questa casa. Che ci avevano visto?Mah,
continuai a guardare, controvoglia.
Il maschio ha i
baffi, è curioso, ha l’aria simpatica. La femmina ha grandi occhi azzurri ed è
piccola di statura, sembra così giovane, e poi ha uno sguardo così dolce. Non
riesco a non guardarli. Mi interesso alle loro avventure. Festeggiano qualcosa,
lui ha un abito scuro, lei è vestita di bianco e sono circondati da un sacco di
altri maschi e femmine. Continuano a essere felici. Vanno ad abitare nella casa
che prima era vuota, adesso ci sono dei mobili dentro. Va meglio, è più
accogliente.
Parlano e ridono
quando mangiano insieme.
Escono spesso la
sera e si divertono.
Condividono insieme
ogni momento di tempo libero.
Ahi ahi, aspetta,
adesso stanno litigando. Lui se ne andrà??Aspetto con ansia di vedere la
prossima mossa..e come per magia, fanno pace e si abbracciano e si baciano.
Questi due tizi mi
piacciono tantissimo.
Mi sento osservata,
alzo gli occhi e vedo che il Capo mi osserva compiaciuto.
Mi richiudo nel mio
guscio, riaffiora la delusione per la città..certo loro sono forti, ma la
città… All’improvviso sento la voce della femmina dagli occhi azzurri che urlà:
“Silvio, Silvio!!Vieni qui!Subitoooo!!”Il maschio si precipita da lei e le
chiede che cosa è successo, lei ha le lacrime agli occhi, ma non è triste..sembra
piuttosto emozionata: “Aspettiamo un bambino!!!Aspettiamo un
bambino!!!”Continua a ripeterlo, e lui comincia a urlare di gioia.
Sono felici.
Di nuovo.
Lui non se n’è
andato sbattendo la porta, anzi la abbraccia e la bacia. E festeggiano. Sono
felici!
Il cartoncino si
spenge.
Questi due esemplari
sono veramente molto interessanti. Potrebbero essere la famiglia giusta.
Certo quella città
minuscola, non mi piace un granchè..se poi la paragoniamo a Parigi, o a New
York..per quanto riguarda la famiglia però gli ultimi due sono praticamente
perfetti…sono felici..e alla scuola di
preparazione mi hanno detto che essere felici è il compito più difficile..loro
potrebbero insegnarmi!...però magari sarei felice a Parigi o a New York anche
senza i campioni della felicità…certo però poverina la femmina francese,
abbandonata dal suo maschio con un bambino in arrivo..forse dovrei scegliere
lei..magari saremmo felici, lei ed io insieme…oppure saremmo infelici e
disgraziate?..E invece andare a cambiare la vita al tipo americano..lui non è
pronto..ma lei sì..e sorpresa: Ta-Dan!!! …e
se forse non è una buona idea?...ma come cavolo posso fare a scegliere?...si,
si, certo devo usare il cuore..non la mente..non è mica facile..questa
decisione mi rende nervosa..certo la femmina italiana è così carina…anche lui è
proprio buffo..ma perché abitano lì???...forse abitare vicino al mare fa un
bell’effetto…forse una città piccola è meglio di una grande…o magari è vero
l’esatto contrario?uffa…la terza coppia è imbattibile..gli altri abitano in due
città splendide…ma sono persone tristi e buie..mi sa che non c’è altra scelta..
“Ehi, signorina?!”
“Ehm..uhm..si?”
“Spengi un attimo la
mente, per favore!”
“Si, certo, Capo. Mi
scusi..ero completamente assorta nei miei pensieri.”
“Eh si, me ne sono
accorto. Sentivo il brusio.”
“I miei pensieri
erano rumorosi?”
“Decisamente,
cara!..ma capisco che sei indecisa e proprio per questo ti ho interrotta. Per
darti il mio aiuto.”
“Non credevo di
poter chiedere consiglio.”
“E infatti nessuno
ti consiglierà, posso solo aiutarti a valutare tutti i pro e i contro, in
maniera oggettiva.”
“Capisco. Grazie
Capo, credo di aver necessità di un aiutino.”
“Sei proprio sicura
che hai bisogno di un aiuto per scegliere?”
Dal momento che
avevo smesso di riflettere, la decisione affiorò da sola, prepotentemente nel
mio cuore e all’improvviso mi sentii trasportata da una forza invisibile, ma
fortissima.
Venni catapultata in
un tunnel, prima venni investita da una luce accecante, poi la luce si
affievolì e si trasformò in un caleidoscopio di colori che si mescolavano come
in un arcobaleno. Il viaggio sembrò durare un’eternità, ma fu piacevole, venni
attraversata da piacevoli sensazioni di amore, di calore, di festa..a momenti
percepii anche dolore e fatica…e poi di colpo: buio.
Era il 29 settembre
1979.
“E’ nata!!!”
“Come si chiama?”
“Laura!!!”
(dedicato alla mia famiglia)
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