martedì 12 febbraio 2013

Ne è valsa la pena



Sono passati quasi dieci anni e mi ricordo ancora oggi tutti i particolari.
Partimmo alle tre di notte dalla stazione di Viareggio, diretti a Milano, con stop e cambio a Genova Brignole. Il viaggio in treno fu terribile, non c’erano posti liberi, in nessuna carrozza, quindi viaggiammo seduti sulle valigie, nel corridoio, vicini alla toilette malodorante.
Un dramma. Ma ne valeva la pena.
Alle otto del mattino eravamo a Milano. Appena all’uscita della stazione c’era la fermata del bus-navetta che collegava il centro città con l’aeroporto di Malpensa. Ci volle un’ora, o forse più, di tangenziale, un traffico allucinante. L’autista, un pazzo scatenato, forse credeva di essere il Michael Schumacher della situazione. Velocità smodata (come direbbe Lord Casco), frenate brusche a un millimetro dalle auto davanti, sorpassi azzardati. Siamo qui a raccontarlo, quindi grazie al cielo. Ma ne valeva la pena.
Arrivammo finalmente all’aeroporto. Mai viaggiato prima. Cercammo subito il banco per effettuare il check-in. In perfetto orario. Valigie imbarcate. A quel punto, un po’ di relax e una bella colazione non ce la toglieva nessuno. Erano le undici ed eravamo già stanchi stravolti. A mezzogiorno ci avviammo verso l’imbarco. Tutti in fila per passare il controllo di sicurezza. Primo viaggio, quindi prima volta di tutto: spogliati, levati la cintura, le scarpe, metti gli apparecchi elettronici nella cassettina. Passammo il metal-detector tutto ok. Bene.
A breve saremmo stati imbarcati sul volo Milano-Londra. Ma ad un certo punto, l’hostess chiese l’attenzione di tutti i passeggeri:
“Ci scusiamo per il disagio, i signori passeggeri verranno imbarcati quanto prima, non appena saranno terminate le operazioni di imbarco di un passeggero in barella.”
Toh. Ti pareva. Va bè. Minuto più, minuto meno. Ma ne valeva la pena.
Arrivammo a Londra in clamoroso ritardo per prendere la nostra coincidenza. Ci rendemmo subito conto che Heathrow è un aeroporto immenso e che dovevamo correre. Ci fermammo un attimo per raccogliere le idee e prendere fiato quando all’improvviso ci si rese conto che dall’altoparlante ci stavano chiamando (ovviamente in inglese): “Il Sig. Bertolucci e la Sig.ra Miliani sono pregati di presentarsi al gate n. 68 con urgenza!”
A quel punto ripartimmo di corsa attraversando a grandi falcate quasi tutto l’aeroporto. L’addetto all’imbarco aspettava solo noi, ci staccò il biglietto (ah, quando ancora non esisteva il biglietto elettronico!!) e via!!!
Stravolti dal sonno, dalla stanchezza, dalla corsa, ci sedemmo ai nostri posti e guardandoci pensammo ancora una volta che ne valeva la pena.

La soluzione..

Quando si tocca il fondo non si può che risalire. E quando le hai provate tutte e ti accorgi che la situazione non si risolve..allora vuol dire che i tentativi fatti avevano dei difetti. Fin da bambini, noi esseri umani impariamo determinati atteggiamenti da mettere in pratica in determinate situazioni. Un esempio alquanto frequente è quello di comportarci con gli altri sempre nello stesso modo, senza tenere conto della persona che abbiamo di fronte, del suo vissuto o del suo carattere. Oppure ci mettiamo sulla difensiva anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Oppure giudichiamo gli altri con il nostro metro: io per esempio sono una persona onesta e spesso nella vita ho avuto delle grosse delusioni proprio perchè pensavo che gli altri fossero come me e invece purtroppo il mondo è  composto da un insieme variegato di personaggi che non sempre rispecchiano l'idea che ci siamo fatti di loro. Quindi, tornando a noi, quello che mi aveva impallato l'esistenza era la mia maniera di approcciare al problema, ovvero ripetevo le stesse soluzioni che avevo imparato crescendo, che in realtà non risolvevano nulla, senza rendermi conto che le soluzioni attuate in passato avevano risolto un tipo di problema, legato appunto al passato e quindi non più attuale. Io continuavo a ripetere insegnamenti appresi da piccola o da adolescente e li applicavo alla mia vita da donna adulta. Ok. Tutto da rifare. 
Quando mi sono resa conto di questo paradosso, beh, mi sono messa a ridere. Come potevo pensare di risolvere una cosa da adulti ragionando con la testa di un'adolescente???Così prima ho preso coscienza che io non sono più una ragazzina, ma una donna e mi sono applicata per trovare una soluzione da donna.
Per aiutarmi un pò mi sono anche regalata un libro, ovvio (c'è sempre un buon motivo per comprarne uno!!)...da anni volevo comprarlo: "Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere". E' un libretto interessante, dove si possono trovare degli spunti interessanti per capire meglio la vita di coppia. Alla fine ho tratto le mie conclusioni e ho capito che dovevo smettere di parlare. Stop. Silenzio.
Io credevo che parlando avremmo risolto i problemi, in quanto questo è quello che avevo imparato in casa mia con la mia famiglia e non mi rendevo conto che noi due eravamo due entità a se stanti, provenienti da due mondi diversi e quindi con una maniera diversa di affrontare determinate tematiche. L'equilibrio, si sa, sta nel mezzo. Quindi, misi in pratica il silenzio, lasciai a lui tutto il tempo e lo spazio necessario affinché si rasserenasse, presi entrambi anche per me e mi guardai finalmente allo specchio. Vidi tutto quello che non mi piaceva di me, i miei difetti, le mie paure, le mie frustrazioni. Ero ormai disoccupata, quindi avevo tempo libero a volontà, che decisi di impiegare per fare tutto quello che mi faceva stare bene. Guardare i miei film preferiti, leggere libri, sistemare la casa, andare a fare un giro in bicicletta. Mi occupavo di me. E ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo su di me. Che scoperta affascinante!
Pensavo di sapere tutto di me e invece, a un certo punto mi sono accorta che ero cambiata, che c'erano delle novità!!!Ovviamente avevo anche momenti di sconforto, ma cercavo di superarli con forza e tenacia.
In quel periodo poi arrivò un'offerta di lavoro, un amico ingrandiva la propria attività. Da piccola pizzeria a taglio era passato a ristorante pizzeria. Aveva bisogno di personale e pensò a noi. All'inizio gli diedi una mano a sistemare il nuovo fondo. Pochi giorni prima dell'inaugurazione si unì anche mio marito. Forse non era il lavoro dei nostri sogni, ma accettammo l'offerta.
E così ebbe inizio una vera e propria rivoluzione...

mercoledì 6 febbraio 2013

Bentornata!!!si riparte...

Sono passati due mesi dall'ultimo post che ho pubblicato e nel frattempo sono successe tante cose.Non so nemmeno da dove iniziare. Vi dirò solo che adesso scrivo da Parigi. Ma questa è un'altra storia...
Eravamo rimasti che, dopo il rientro dalla Ville Lumière circa due anni fa, avrei dovuto imparare a vivere bene...con me stessa. Perchè in realtà non è il luogo che fa la differenza, nè la casa, nè altre mille particolari, ma io non lo avevo mai capito.
Ho sempre creduto che il problema era fuori di me, che erano gli altri che non mi capivano (all'infuori della mia famiglia), che ero nata nel posto sbagliato, etc etc...così,  prontamente la vita mi ha mandata a scuola e in questi due anni ho imparato veramente un sacco di cose ed è proprio di questo che voglio parlare in questo blog.
Perché mi sia successo in quel preciso momento, non prima e non dopo, questo non so spiegarlo..o meglio, posso spiegarlo ora: probabilmente era arrivato semplicemente il momento di capire, di crescere, di fare un passo avanti in meglio e, adesso posso affermare, che la mia strada era stata disseminata di segnali e di soluzioni, ma non ero mai stata in grado di decifrarli, vederli e di usarli per il mio bene. Quando finalmente ho aperto gli occhi, e di conseguenza anche il cuore, ho iniziato a rendermi conto che io ero la fonte di tutti i miei problemi e che io avevo la chiave per risolverli.
Continuamente, nel corso della nostra vita, siamo chiamati a prendere decisioni e a fare scelte. Di solito puntiamo la nostra massima attenzione su decisioni che potrebbero cambiare in meglio (o a volte, anche  in peggio) le nostre esistenze: cambiare lavoro, interrompere una relazione, comprare casa, e via dicendo; le chiamerò macro-scelte, ovvero scelte molto grandi, sulle quali è giusto riflettere e ragionare a lungo prima di attuarle, in quanto possono avere un impatto notevole nelle nostre vite. Inoltre il periodo di attuazione delle stesse si protrae nel futuro, quindi nel presente è difficile chiarire se la scelta è stata giusta. Ma tant'è che nella vita un pò di rischio ci vuole e quindi, continueremo a vivere anche se abbiamo preso una cantonata.
E' un pò il mio caso, perchè in effetti me ne tornavo nella mia città natale (sarà stata la scelta giusta???)e da qualche parte dovevo ricominciare. Ok. Non ero sola. Mio marito il lavoro ce l'aveva. Ma io???Dove potevo sbattere la testa??
I pensieri ossessivi erano: lavoro e casa. Casa e lavoro. Andavano trovati entrambi. La casa la trovammo al primo colpo. Oh, yeah!!(e ringraziamo i Santi  e i Genitori).
Poi venne il lavoro. A tempo determinato. Ma meno male che c'era. Un passo alla volta le cose si stavano sistemando.
In quel periodo roseo, incontrammo un interessante personaggio che, senza saperlo, ha completamente cambiato il nostro modo di vedere le cose. Sebbene in casa mia si parlasse già da qualche tempo di pensiero positivo, il pensiero crea, Legge di attrazione, illuminati, massoni, rettiliani, ufo, extraterrestri, angeli e chi più ne ha, più ne metta, questo simpatico incontro fece crollare tutte le nostre resistenze e instillò in noi la curiosità di saperne di più.
Iniziammo a comprare libri su vari argomenti, i primi tre libri me li ricordo bene: Ho'ponopono, The Secret e Guida alla Cospirazione Globale di David Icke.
I primi due li feci fuori in due giorni...il terzo..beh..ci vuole tempo, un pò perchè sono un tot di pagine, un pò per gli argomenti trattati..in quanto vanno assimilati, capiti e digeriti. E credetemi, all'inizio è come prendere una botta in piena fronte!!!